Profilo di SaraCarovana sulla via del V...FotoBlogElenchi Strumenti Guida

Blog


05 agosto

Playlist del giorno -5

Cinque giorni al Grande Volo, aquilotti preparate le ali...
Ma ora, e dopo questo mi stacco dal pc, visto che mi ci sto rincoglionendo davanti da stamattina, ecco la playlist del giorno:
 
Ebano - Modena City Ramblers
Il rock di Capitano Uncino - Edoardo Bennato
Barbara Ann - Beach Boys (finalmente ho capito cosa dicono nel loro "bab-bab-bab-babba-barèn")
The Bonny Portmore - Loreena McKennitt
 
Per ora questo è quanto, stasera aggiornerò con ulteriori canzoni della giornata... 
04 agosto

Playlist del giorno

Oggi sono in vena musicale (sarà mica colpa della Chiara e del suo dolcissimo racconto-vissuto di musica e poesia?). E sono anche in ansia pre-partenza, il che include un certo groviglio emotivo pieno di "se" e "ma". Quindi sì, meglio condire con un po' di musica questi ultimi giorni. E per farlo, pubblicherò ogni giorno, da qui a lunedì, la mia personale playlist della giornata.
 
OGGI IL MENU PREVEDE:
 
Stairway to Heaven - Led Zeppelin
Shine on You Crazy Diamond - Pink Floyd
The Whistler - Jethro Tull
The Islander - Nightwish
Viaggi e miraggi - Francesco DeGregori
Onda Libera - Modena City Ramblers
Ninnananna - Modena City Ramblers
Let me live - Queen
Neverending Road - Loreena McKennitt
Wunderkind - Alanis Morissette
03 agosto

Sogno

Ho sognato la mia vecchia scuola delle medie ed elementari, solo che era un Liceo ed io lo frequentavo. In una classe, in fondo all'aula, giaceva morto uno squalo, che però si sollevava (sarà stato lungo sei metri!) e diventava un orso polare, estremamente amichevole, che usciva dalla classe. Tutti noi iniziavamo a seguirlo, era docile e attirava l'attenzione di tutti.
 

 

 
 
01 agosto

Lammas

"Loaf-mass", la festa del pane. La festa del raccolto di ciò che si è seminato. La festa della malinconia del campo, le spighe spezzate, l'odore fragrante del pane e l'odore del fuoco che danza sulle ceneri, nei falò. Il profumo buono della pelle, una carezza, parole nel buio. Ricordi. Progetti, l'ansia buona di una partenza e nuove avventure. Per un solo, breve istante, i viaggiatori raggiungono una reciproca comunione, parlano, raggiungono le più alte vette del pensiero, le loro anime ricordano di essersi già conosciute, molto tempo prima....E poi le fiamme muoiono, il teatro dei sogni alza il sipario, e la mattina seguente scoprono che i rapporti tra le persone sono cosa effimera, che ripartiranno, forse non raggiungeranno mai più quello stato di comunione; ce ne saranno altri, però, e mai uguali.
 C'è il vuoto tra ciò che è tagliato per il raccolto e ciò che crescerà, lentamente si prende coscienza delle separazioni.
Il vento del Nord è geloso, e gelose sono le mani che disegnano la mia strada. E io, viandante, sono prigioniera del mio viaggio. Partire con il vento significa non avere legami.
Eppure, eppure.
Non ha senso coltivare qualcosa che il freddo farebbe sfiorire. Non ora. Non è il momento. Sarebbe brutto, alla fine, quando la distanza trasforma le persone. Ma il pensiero ed il desiderio sono gli attributi più umani, e allora mi ritrovo a fantasticare, appena appena, giusto quel tanto che è parte dell'essere umani.
Quante persone ho trovato sulla mia strada... Alcune hanno acceso la mia anima, altre hanno bevuto alla fonte del mio affetto, o hanno condiviso la sinfonia di risate serali. Altre mi hanno deluso, sono state illogiche, hanno ferito perchè erano ferite. Alcune sono arrivate al momento giusto...altre, seguendo il tragico umorismo delle cose, o troppo presto o troppo tardi.
Questi ultimi giorni sono stati, e sono, come poesia, dolente e languida come fertile terra spaccata.
Poesia, poesia, c'è poesia in ogni cosa, e le vicende della vita diventano racconto, canzone, o brevissima lirica durata un respiro.
E il mio cellulare è fuori uso al momento sbagliato. O forse no.
 
 
 
 
 
16 luglio

Orribile

So che lo farete lo stesso., ma io vi avverto: LETTORI DI HARRY POTTER, NON ANDATE A VEDERE IL FILM DE "IL PRINCIPE MEZZOSANGUE"!!!!! Tre ore e passa di smancerie da soap opera tra teen agers, combattimenti azzerati, trama stuprata violentemente, a fine film avrete la sensazione di essere sporchi, o necessiterete un rimedio contro la gastrite.
14 luglio

Oggi sciopero!

Aderisco all'appello di Diritto alla Rete contro il DDl alfano che imbavaglia la Internet italiana.

 

06 luglio

toga

...ore undici del mattino, del lunedì dopo il toga.
Mi alzo con la casa sfatta, con il bagno riparato e la gola secca.
 
Impagabile è stato il pre-toga, in cui ho ospitato da me Spurgo, Principe di Piombino, che mi ha persino riparato il bagno con fronde dell'albero di Natale, un accendino ed uno specchio. Ci siamo visti "Dal Tramonto all'Alba" con Sodomoneta, il Russo, Maga Magò e un paio di birre, abbiamo fatto un salto all'Irish e poi ha cominciato a piovere. Io e Spurgo siamo corsi a casa-invano- a ritirare la sua toga dallo stendino, e poi abbiamo fatto le quattro a casa di Sborry a parlare di Dio-tanto per cambiare-. Tornati a casa Spurgo ed io, mi accorgo di aver lasciato le chiavi nell'appartamento... gira che ti rigira abbiamo vagabondato per Bologna fino alle sette del mattino, facendo colazione al forno e poi prendendo un caffè... Scroccate tre ore di sonno da Sborry, alle dieci e mezza abbiamo suonato ai miei vicini, che ci hanno lasciato scavalcare dal terrazzo... Una notte che ti fa apprezzare infinitamente la comodità di un letto...
Ma insomma, anche queste erano esperienze da includere nel cursus della giovinezza...
Il toga è stata una discreta fatica, memorabile è stata la sangria e piacevoli le discussioni, ho riso e ho pianto e ho visto comportamenti per cui rimango molto perplessa (persone che credono che tu ci stia provando dopo che si è ripetuto ottocento volte il contrario; e che si fanno seghe mentali grandi come barriere architettoniche; persone che ti accusano di aver mangiato loro i filtri; persone che ti tengono mezz'ora a parlare della differenza tra Piombino e Camerino...). Bello, però. Poi vabbè, che esistano sempre i goliardi rompicoglioni capaci di trasformare un momento di festa in un momento di burocrazia, è un prezzo che si ha da pagare.
 
E ora vado, a dare una risistemata a casa...
04 luglio

Welcome back

Oggi, a Bologna, il canto delle cicale è una cascata che piove da tetti e grondaie, su strade che si addormentano, deserte.
03 luglio

Ferito

Caro Nico,
oggi ti ho chiamato, per fare quattro chiacchiere in un momento di noia, non certo con secondi fini nè con l'intenzione di rimproverarti nulla. Mi hai detto che non stavi granchè bene, ti ho chiesto se era un cattivo momento e volevi richiamarmi. Mi hai detto di sì. Poi mi hai richiamato, mi hai inizialmente fatto parlare e poi sei tornato sui tuoi passi "no, io devo farti un discorso di un altro tipo". Molto bene, vai avanti. "Mi dispiace per quello che c'è stato tra noi". Il mio sopracciglio svettava verso altezze siderali, cosa intendi dire? "Mi dispiace, perchè allora stavo male, avevo solo bisogno di qualcuno che mi stesse accanto, e ti ringrazio.... Mi dispiace per quello che c'è stato...contrariamente a quello che ci eravamo detti, non voglio portare avanti neanche un'amicizia". D'accordo, se cambi idea mandami un messaggio, ho risposto io, accondiscendente quanto perplessa. Click, fine della chiamata. Le esitazioni, le pause. La durezza sbrigativa di un animale ferito. So che sei stato male, che sei depresso. Forse vuoi tagliare con il tuo passato. Ma diciamolo francamente, che rilettura idiota che hai dato della nostra storia. Certo, cazzo, è umano che tu avessi bisogno di qualcuno, come ne avevo bisogno io. E allora? Che ti ho fatto perchè tu non voglia la mia amicizia, quando a chiedere di lasciarci sei stato tu? Solo perchè ti ricordo un passato in cui tu sguazzavi nella depressione? E io che ne posso? Credi che ne uscirai tagliando me, i tuoi amici, il tuo passato, fuori dalla tua vita. La voce esitante in modo innaturale che mi ha risposto al telefono oggi mi dice di no, poi vedi tu. Non fraintendere questo sfogo, se mai lo leggerai, ho ben altro da fare che pensare anche solo lontanamente a riaprire la nostra storia. E per quanto riguarda allora, tu mi hai dato molto più di quanto non creda, non capisco perchè cazzo devi sentirti in colpa. Piantala con le seghe mentali, ok? Non ero la compagna per te, eri in un brutto momento, e allora? Non devi sentirti in colpa! E non capisco perchè tra l'altro io devo incarnare una sofferenza che viene tutta da dentro te stesso. Proietta il tuo dolore sulle cose che lo meritano, invece di sparare a zero su chi ti offre amicizia! Che poi, diciamo la verità, si sarebbe trattato di quattro chiacchiere, mica di essere amiconi per la pelle che si pettinano i capelli a vicenda (per citare Mariapia)! Bah, fai come vuoi. Se questa è la terapia che stai seguendo, mi lascia molto scettica.
29 giugno

errata corrige a cura di Daniel Briggs (grazie iso karhu!)

Se semini un illusione
Innaffiata col tuo amore
E l’acqua della costanza
Produrrà in te un fiore
Il suo odore, il suo calore
Ti sposterà quando qualcosa va male

Se semini un ideale
Nella terra del forse
E lo paghi con l’invidia
Ti sarà difficile iniziare.
Se la cattiveria
Nella tua anima gettasse radici

E che la mia luce sia con te
Allora la vita è un giardino
Dove il buono e il male
Si confondono diventano umani
Non si può sempre saper scegliere

E se ti senti perduto
Con i tuoi occhi non devi guardare.
Fallo con gli occhi della tua anima.
E troverai la calma
Tu rosa dei venti sarai

Se semini un’amicizia
Amorevolmente piantala
E nutrila con pazienza
Potala con la verità
E trapiantala con fede
Ci vorrà del tempo perché cresca

Se ti ubriacherai di passione
E non raffredderai il tuo cuore
Forse balbetteranno i tuoi sensi

Parlerà soltanto il calore e non la ragione È saggio contare fino a dieci

tanto perchè oggi sono in vena di citazioni canore.

La Rosa de Los Vientos - Mago de Oz

Sí siembras una ilusión
Y la riegas con tu amor
Y el agua de la constancia
Brotará en ti una flor
Y su aroma y su calor
Te arroparán cuando algo vaya mal

Sí siembras un ideal
En la tierra del quizás
Y lo abonas con la envidia
Será difícil arrancar.
La maldad
De tu alma si echó raíz

Y que mi luz te acompañe
Pues la vida es un jardín
Donde lo bueno y lo malo
Se confunden y es humano
No siempre saber elegir

Y sí te sientes perdido
Con tus ojos no has de ver.
Hazlo con los de tu alma
Y encontrarás la calma
Tu rosa de los vientos seré

Sí siembras una amistad
Con mimo plántala
Y abónala con paciencia
Pódala con la verdad
Y transplántala con fe
Pues necesita tiempo y crecer

Sí te embriagas de pasión
Y no enfrías tu corazón
Tartamudearán tus sentidos y quizás

Hablará sólo el calor y no la razón
Es sabio contar hasta diez

Se sembrasse un illusione
Innaffiata col tuo amore
E l’acqua della costanza
Produrrà in te un fiore
Il suo amore, il suo calore
Ti sposterà quando qualcosa va male

Se sembrasse un ideale
Nella terra del forse
E lo pagaste con l’invidia
Sarà difficile iniziare.
Se la cattiveria
Nella tua anima gettasse radici

E che la mia luce ti accompagni
Allora la vita è un giardino
Dove il buono e il male
Si confondono e sono umani
Non si può saper sempre scegliere

E se ti senti perduto
Con i tuoi occhi non devi guardare.
Cerca con quelli della tua anima.
E trova la calma
Tu rosa dei venti sarai

Se sembrasse una amicizia
Con dolcezza piantarla
E concimala con la pazienza
Potala con la verità
E trapiantala con fede
Ci vorrà del tempo perché cresca

Se ti ubriacassi di passione
E non raffreddassi il tuo cuore
Balbetteranno forse i vostri sensi

Parlerà soltanto il calore e non la ragione
E’ saggio contare fino a dieci

Le corde dell'arpa, nel petto, vibrano in un cenno di assenso

IL SUONATORE JONES
 
In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.

Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.

Libertà l'ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.

Libertà l'ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo,
per un compagno ubriaco.

E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.

Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.
28 giugno

En attendant Godot

Sono astratta persino dalle mie stesse astrazioni.
Mi sembra tutto davvero surreale in questi giorni, accadono cose inaspettate al momento inaspettato (è anche un modo dell'Universo per costringermi a riordinare casa..?), partono persone, ne risento altre dopo un tempo che pare essere stato secolare.
Attendo di aver finito questi esami, attendo il mio mese di libertà e poi la partenza. Attendo Godot, che non arriverà mai a chiarire il mistero delle nostre esistenze ingarbugliate, come fili cuciti a punto croce da un ubriaco (il vicino di casa si affaccia ogni giorno, a quest'ora, a torso nudo dalla finestra, sembra Ulisse con la barba nera e i capelli ricci alla greca, e sbatte un lenzuolo azzurro).
Ci sono cose di cui mi dovrei pentire e di cui invece non riesco a pentirmi. Ci sono ostacoli che credevo di aver superato, e invece mi rendo conto che ritornano, solo in forma diversa. Se volessi fissare in termini assoluti, diciamo in un romanzo, una massima di vita, direi che l'uomo ha un numero ben delimitato di debolezze finite per ogni sua vita, e sempre quelle dovrà combattere, come un Ercole contro i mostri mandati da Giunone. è ovviamente tutto molto più complicato di così, ma quando galleggi nelle astrazioni ti trovi a godere del paragone letterario, a rubare dal Parnaso barattoli di marmellata.
Sospendo il giudizio su tutto, ho troppe domande che vanno in direzione opposta. Agire secondo l'istinto, e secondo coscienza. Pregando che le due cose vadano a braccetto, altrimenti c'è da impiccarsi.
"C'impiccheremo domani. A meno che Godot non venga". "E se viene?" "Saremo salvati".
 
20 giugno

The party's over

Eccomi, con una nausea da cinema ma tanta soddisfazione. Finalmente la festa è stata fatta, grazie a tutti voi (un po' meno a chi mi ha scritto sulle chiappe con l'indelebile, ma non temete, so che siete stati voi e so dove abitate), grazie al tempo che è stato clemente fino alla mattina dopo (pare che ieri sia stato l'unico buco di bel tempo in mezzo a due giorni di piogge più o meno continue e/o improvvise!), grazie a chi mi ha fatto gli auguri. Ora ho un'età che comincia per due. Fico. Stamane mi sono svegliata, credo più o meno presto, in un letto in cui non ricordo di essere arrivata (ma almeno era il mio :-p), a fianco a Val, con il quale è partita una raffica di cazzate, che sono il metodo migliore per non sboccare. Poi si sono svegliati Maria ed Emanuele, e Mariapia (Chiara, molestata nel suo sonno dalla nostra improvvisa energia, ha battuto in ritirata ed è tornata a dormire).
Maria ed Emanuele sono andati via, e poco dopo io, Mariapia e Val siamo usciti per andare da McDonald's... Sì, Val voleva delle patatine Vertigo. E io mi sono lamentata perchè gli italiani non sanno fare il caffè lungo. Poi è partita anche Mariapia, che torna a casa per il referendum.
Tornata a casa ho pulito, rimuovendo dalla teglia della farinata strati di bruciato che avrebbero potuto essere usati come corazza da battaglia. Guardo solo con tristezza la scrivania, che è fuori sotto la pioggia e finchè o Chiara o Kristine non si alzano non potrò portarla dentro. Sento un brivido di tristezza impotente.
Ora che ho la cucina e le idee in ordine mi invade la tristezza. Maria è partita, torna a Roma e poi parte per la Tunisia, e poi per la Sicilia...questo vuol dire che non la vedrò più fino a febbraio. Fino a febbraio, capite? 
Per me non è una cosa nuova separarmi dagli amici, per carità. Solo che avrei voluto farlo in un altro modo. Avrei voluto non bere tanto da crollare su un letto, avrei voluto celebrare l'arrivederci in modo diverso, parlare tutta la notte, fare un'ultima passeggiata tra i vicoli di Bologna...
Ma per quanti fronzoli e quante procrastinazioni ci si possa mettere, una separazione è una separazione.
Marii, mi mancherai. Mi manchi già, te l'ho scritto. Sarà dura arrivare fino a febbraio senza di te, che hai una grinta fenomenale e quel calore tutto romano che a me manca. Sarà dura pensare che non mi abbracci all'improvviso e non mi chiami "Fil". Sarà dura veramente non poter andare al cinema con te, scendendo alla fermata sbagliata, per vedere però uno stupendo nido di rondine.
Sarà dura non avere il tuo aiuto e non darti il mio. Mi ero abituata ad averti come coinquilina, a cucinare per te e a ricevere in cambio quell'abbraccio, stupendomi sempre: tanta gratitudine per così poco.
Ti voglio bene. Ti voglio bene. Ti voglio bene. Arrivederci, bella, al prossimo anno. 
18 giugno

Lunga vita al re

è il giorno del mio compleanno. Per citare alcune persone, da oggi ufficialmente non puzzo più di teenager.
Non sono il tipo da seghe mentali, ma mi è salita una specie di amarezza, che è meglio sfogare qui e poi buttare via piuttosto che frignarci sopra o continuare a masticarla.
Non sono nè meglio nè peggio di tanti altri. Anzi, a volte sono decisamente peggio, più distratta, più goffa. Parto immaginando i migliori sviluppi, e poi? A volte mi sembra di voler fare una torta di alta pasticceria senza saper cucinare affatto. E il fatto è che fa un po' ridere, sia me che gli altri, accontentarsi della crostata o della torta margherita.
Mi diceva Daniele "Come faremo quando non ci sarai?". E io gli ho detto che non sono necessaria. è vero.
Non mi sento una persona necessaria. Ha i suoi lati negativi, ci si sente invisibili.
Ma dovrei pensare che ha anche i suoi lati positivi. Intanto, poter viaggiare senza legami. Le (relativamente) poche aspettative degli altri sulle spalle. La tolleranza, che si sviluppa in parallelo con l'idea che tutti contano come te, non meno.
 
(cazzate. il pensiero di non essere necessaria mi brucia terribilmente, adoro avere responsabilità che mi tengono occupata e - ehi, adoro sentire che qualcuno conta su di me).
 
No, vabbè, il discorso è più generale, a voler ben guardare. è ovvio che nessuno sia più necessario degli altri, contingenze a parte. Siamo una razza di mortali, dopotutto. Potrei quasi dire che il problema sia proprio che le cose sono effimere (cazzo, farsi di questi pensieri a vent'anni... ). Ma questo è un fatto, non c'è proprio niente di cui amareggiarsi, ammetto che sia inefficace almeno quanto lamentarsi perchè piove.
 
Se penso che questi pensieri sono venuti fuori per la prima volta alla plenaria di ieri, come risultato di determinate figuracce o "errori di gioco", mi viene da ridere. E penso che in fondo ho molto da imparare, che sia normale fare la figura del coglione ogni tanto, specie per una persona che fino all'anno scorso si sentiva a disagio se si trovava ad un tavolo con più di sei persone, e ora è inserita in un contesto dove praticamente ogni volta si conosce gente nuova -e, nel caso della plenaria, un sacco di gente nuova -. Specie per una persona distratta. E che, stando al proprio parere, non è nemmeno proprio una cima. E ha un pessimo humour. Altro? Mmm, beh, probabilmente fra due anni ripenserò a questi sconcerti e mi metterò a ridere, perchè tutti gli apprendisti si ritrovano con il culo per terra, ogni tanto. A loro modo.
 
Quindi?
 
Mmm, direi sfogo finito. Domani c'è la festa, tutte le scorte alimentari eccetto due o tre cose sono pronte, tra mezz'oretta inizio a pulire casa.  Mi sento meglio. Ripenso a Maria e a Mariapia che mi dicono "cosa farò senza di te?" e, anche se ovviamente si abitueranno alla mia assenza, la cosa mi rincuora. E ora, tanto per parlare di sfoghi e seghe mentali, vado a leggere "Naif. Super" di Erlend Loe.
 
  
17 giugno

La quasi lettera

Ti scrivo questa quasi-lettera, non credo la leggerai mai. Ha importanza?
Devo dare una forma al bivio delle sensazioni.
La prima strada si è aperta solo diversi giorni dopo mercoledì. Sarò stupida io, ma non avevo realizzato quanto grave fosse il fatto, quanto pesante la tua rabbia, e soprattutto quanto mi dispiacesse sentirti... Ostile? No, non verso di me. Verso tutto un mondo.
Perchè vedi, il fatto è che anche se non condivido quasi per nulla il tuo modo di vedere la vita, anzi, forse sono proprio all'opposto, mi ero, mi sono affezionata a te, ti considero un amico, e nella mia eterna condizione di viandante è piacevole averti come compagno di strada. E adesso le nostre strade, in qualche modo, sono più lontane, forse perchè ci vediamo meno o forse perchè, da una parte, mi sento responsabile di ciò che è successo mercoledì.
 
La seconda strada, però, è in contrasto stridente con la prima. Sarò insensibile io, ma adesso mi viene da urlarti contro un "basta" grande come una casa, mio piccolo "Drama-Prince". Cosa saranno mai quattro graffi nell'incoscienza di un mercoledì sera? La chiami mancanza di rispetto? Povero principino. E il fatto che invece quattro di noi ti abbiano scritto che siamo qui per te, che siamo disposti a parlarne (sempre che tu lo voglia) non ti sembra un adeguato "pieno" nel "vuoto di rispetto" che ti è stato fatto mercoledì? Capisco che tu possa non avere più voglia della goliardia, o dell'incoscienza -che ha SEMPRE, in qualunque fase della vita, i suoi rischi, e tu non mi sembri il tipo coscienzioso e salutista che evita il rischio come la peste-. Capisco, forse devi passare oltre. Ma allora è una cosa che va al di là del fatto di mercoledì, no? Ci pensavi già prima? C'era già una corrente sommersa di malumore? Che dici?
"Non voglio giudicare" è quello che ho sempre pensato nei tuoi confronti, anche quando mi ha fatto male. Ma questo non importa, ho la fortuna di essere fortemente distaccata dal mondo e il male è passato molto in fretta. Ma ora ho veramente voglia di giudicare.
Non so cosa farei nella tua situazione, di certo non mollerei tutto per quattro graffi sul gomito o per uno spintone involontario. Mollerei per questioni di salute, o di studio, o di viaggio. Non certo per un incidente, lo ritengo un peso squilibrato sulla bilancia. Non contratterei mai quattro graffi con quella che, nel suo modo giocoso e particolare, è una forma di fratellanza. O quanto meno un luogo di persone che bene o male si stimano, si apprezzano, a volte si vogliono persino bene. Questa indifferenza, sì, lasciamela giudicare. La ritengo una debolezza, una fottuta debolezza. Poi fai tu. Con l'opinione degli altri ci fai due risate, bene, vedi se riesci a cavare dell'umorismo anche da questo. Mal che vada ti ho fatto divertire, sono contenta lo stesso.
 
è qualche giorno che dovevo tirar fuori queste parole, erano come incastrate sottopelle. Chiamala rielaborazione del lutto, ma sentire che all'improvviso certi sentieri si dividono mi ha messo addosso una rabbia e una tristezza a cui dovevo dare una qualche forma.
Perchè ti voglio bene, sai. Ridi anche di questo, se ti può far piacere.
Mi hai insegnato molte cose - no, non ti devo proprio un bel niente, non montarti la testa. Dico solo che apprezzo quello che hai fatto, diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Sì, sì, è logico che ci si vedrà ancora prima che io parta, che la strada che ci divide si allungherà come un serpente, migliaia di chilometri conficcati nell'orizzonte. Non voglio idealizzare il litigio come qualcosa di epico che ci dichiara per sempre eterni nemici. Non eri nemmeno arrabbiato con me in quanto me. E meno male.
Questo però era un piccolo atto di ribellione nei confronti della vita, che ci dichiara vicini e lontani a suo piacimento. Un modo per dire che ti considero un amico. Magari non un buon amico, ci vorrebbe molto di più. Ma un amico degno di nota, ammettiamolo, questo sì.
 
 
14 giugno

Live from Nowhere

A quasi un mese dal mio ultimo post, dopo una mattinata passata a rincoglionirmi su Facebook, un piccolo tarlo ha iniziato a rodere proprio dietro l'orecchio, e a ventilare la possibilità di tornare a scrivere...
Ne sono successe di cose, in questo mese, chissà se riuscirò a condensare tutto qui, a far entrare ogni giorno come l'ennesima lattina di birra dentro una borsa della spesa già piena... Ma forse non è necessario, basta mettere ciò che viene, per associazione di idee. E per associazione di idee...
Andiamo a ritroso?
Partiamo da stamattina.
Live from Nowhere, dalla piccola Alessandria che profuma di campagna, non è sudata come Bologna ma fresca e tranquilla, forse perchè la vita va a rallentatore, e sono modesti anche i pochi "grandi eventi", vedi un'improbabile gara ippica che hanno organizzato in pieno centro, per la gioia di cavalli morti di caldo e automobilisti senza parcheggio. Ieri sera mi sono tolta la soddisfazione di aver fatto un'esperienza che mi incuriosiva da tempo, con la complicità di Marta e Tumàs. Per il resto la serata è stata una delle care, vecchie serate al Mag Mell (almeno fino a un certo punto), dopo una cena al ristorante cinese con Chiara e i due sopracitati.
Il pomeriggio sono stata dalla mia Chiaretta a studiare, ho finito il Graffi-Scalise, oggi tocca ad Edward Sapir. Linguistica generale come se piovesse.
Della settimana appena passata voglio ricordare il concerto dell'11 giugno in piazza VIII agosto, in onore di Enrico Berlinguer, hanno suonato tra gli altri gruppi i Modena City Ramblers e per finire è stato proiettato un video di Giorgio Gaber "Qualcuno era comunista...". Io mi sono commossa. Non sono comunista, ma nostalgica di un certo tipo di politica di sinistra sì. E dopo ho dovuto declinare un'avance da una persona simpatica a cui non ero interessata, che mi è scaduta molto quando alla fine ha reagito da "orgoglio ferito". Cazzo, tesoro, mi conosci da una sera, ti ho detto onestamente che non sei il mio tipo, senza farti false promesse, stai calmino che non sarà poi la fine del mondo! Odio quando le persone intelligenti interpretano il ruolo delle isteriche ferite. Comunque.
Mercoledì c'è stata riunione ai giardini, niente processi stavolta, e uno dei tanti discorsi su Dio con Daniele-alias Sborry.
Martedì martedì martedì... Sì, sono uscita con Mariapia e Danilo, e poi ho incontrato di volata Beppe, Joele, Serena e gli altri in piazza Santo Stefano, piazza che, ho scoperto, compare nella pubblicità della Wind di Aldo, Giovanni e Giacomo, così come la Montagnola compare nella pubblicità della San Pellegrino (perchè Bulàgna is the best!).
Lunedì... non mi sembra sia successo granchè...
Ok, non mi piace andare a ritroso, sono costretta a inquadrare il racconto e mi sembra di scrivere un bollettino metereologico.
Altri eventi interessanti di questo mese sono stati la Cena dei Vecchi di sabato 6 giugno, cena in costume a cui sono andata vestita da "cacciatrice di taglie forti" (abbigliamento alla Tomb Raider, mitra giocattolo e reggiseni pacchianissimi oversize appesi alla cintura come scalpi...in fondo le mie prede sono taglie forti!). Menu di sola carne a parte mi sono divertita un sacco, specie nei venti minuti di "consolato per acclamazione"... Grazie Pirla per la tua patacca e perchè hai creduto in me! :-p Solo, vai in bermuda a fiori!!!
Poi vabbè, tralasciamo le parentesi degli esami di fine maggio... linguistica tedesca mi ha fruttato un bel 29, ma norvegese sarà un disastro temo... I voti si sapranno il 30 giugno, ma non sono affatto ottimista. No no no.
E va beh, nei prossimi otto mesi avrò tutte le occasioni del mondo per diventare più norvegese della Moen...
 
Direi che per ora è tutto.
Live from Nowhere passo e chiudo.
 
 
 
 
18 maggio

Sognando rane e tornadi

Che notte assurda. A parte il caldo, a parte quando ti ridesti sicurissima di aver dato, nel dormiveglia, la tua ospitalità ad una coppia di svedesi (di cui, per ovvi motivi, non c'è traccia in casa), quando la tua memoria a breve durata era convintissima di averla fatta franca e aver mandato i sogni che galleggiavano nella tua fase REM nel dimenticatoio, ecco che leggere "Wettererscheinungen" (fenomeni atmosferici) sul tuo libro di tedesco ti riporta alla mente che hai sognato di andare a vedere le prove teatrali di un'amica (Greta) per poi andartene in macchina con tuo padre, trovare un rospo parlante, guidare attraverso campi di granoturco per poi accorgersi che nella direzione in cui stai andando si stanno addensando non una, ma due trombe d'aria -tornados di quelli brutti e ringhiosi, da film americano-, e fare vertiginosamente marcia indietro nonostante la consapevolezza che in qualunque direzione tu vada in ogni caso infurierà la tempesta. Il tutto in un cavolo di campo di granoturco, maledetti film americani. Vabbè, ritorno a studiare tedesco che è meglio.
 

 <- io più o meno ero qui

 

il rospo parlante.

 

16 maggio

Il rogo

 

Non so se vi sia mai capitato di incontrare persone, parlarci, anche una sola sera, e sentire che in qualche modo hanno rimestato in quanto di essenziale e più o meno nascosto c'è in voi. Si tratta perlopiù di momenti fugaci, perchè il lirismo non è fatto per l'eternità e molto spesso due persone, qualunque sia la natura dei loro rapporti, non percorrono insieme che pochi metri della stessa strada. Ma non è questo il punto. Ricordate o provate a immaginare com'è il dopo. Di solito si prova un senso di affetto, se non di gratitudine, verso queste persone. Ma al tempo stesso ci si sente svuotati, nudi, bisognosi del proprio silenzio e di ricostruire il proprio spazio e i propri piccoli inganni e autoinganni quotidiani. Non mi viene in mente altra sensazione a quella che, in riferimento al teatro greco, chiamiamo "catarsi". è un'immersione nel bene e nel male, un tragico toccare l'umanità con la mano, stringere tra le dita il suo cuore che pulsa, ma anche sentirne le piaghe, i rantoli sotterranei.
Ho iniziato a leggere "Il rogo" di Bergljot Hobæk Haff, per il corso di letteratura norvegese. Sapevo già dal titolo che in gioco c'erano il sospetto, la crudeltà umana e nella fattispecie la crudeltà della massa umana, ma non potevo nemmeno lontanamente indovinare il sottile, fiabesco incantesimo, nonchè l'atroce crudezza di tratti con cui nelle pagine avrei visto in faccia me stessa, gli altri, e tutta una schiera di personaggi che sono l'allegoria della vita di tutti, sebbene non viviamo in una valle sperduta nella Norvegia settentrionale, e non dobbiamo preoccuparci di recintare la palude in cui, tanti anni prima, è stato visto scivolare un cavaliere. Non ci sono una maestra, un calzolaio ed uno straniero qui. Ma ci sono le ombre, ci sono gli attimi in cui le nostre piaghe sono riconosciute e guarite, e ci sono gli attimi in cui si ha l'impressione di soggiacere a forze più grandi di noi. Per una divinità, questo campo di forze è in effetti antieconomico, siamo piccoli visti dall'alto. Ma quanto profondo è l'abisso negli occhi di alcuni, e quanta forza c'è negli occhi di altri. 
Ho dovuto leggere, rannicchiata in Sala Borsa, le ultime 50 pagine a voce alta (o meglio, sussurrandole a me stessa, ma con la giusta dizione), come un incantesimo, perchè così dovevano essere lette. C'è molto più di quanto il pensiero umano possa chiarire in una sola volta in sensazioni come queste.
Come mi sento? Non lo so. Forse certe cose non volevo sentirle, oppure era necessario sollevare la polvere. Non avrei mai voglia di rileggere il libro, perchè so che non sarebbe la stessa cosa, mancherebbe l'effetto sorpresa, il gusto dell'autonarrazione, o semplicemente, ciò che doveva aprirmi gli occhi in questo momento è già stato letto. Però terrò a mente, scriverò in un posto sicuro quelle frasi che erano una freccia che ha colpito nel segno. Non dimenticherò il serpeggiare dell'attenzione, lo sguardo che si sposta interrogativo dalla maestra al calzolaio, al testimone, allo straniero, onde cogliere la danza macabra al di sotto (o forse il semplice, casuale manifestarsi di forze che trovano un inopportuno villaggio sul loro cammino), il cambio di prospettiva, il fumo della verità che sembra palesarsi e si dissolve, fino alla fine, che non poteva essere altrimenti (e nelle ultime pagine la si vede come a rallentatore, questa fine contesa tra destino e responsabilità dei singoli, tra forze nascoste e meccanicismo degli eventi).

...Fino al prossimo libro sulla mia strada.

Ora non ho voglia di iniziare a leggere Ibsen, voglio solo il mio silenzio.

Freedom in the evening

...Prima serata di "libertà" (sobria, comunque) dopo la parentesi ospedale-studi. Dapprima siamo andati al Celtic, presenti erano Tommaso, Maria, Gianca, Silvia (una goliarda di Roma), Daniele -uso i nomi al secolo, a parte Maria però eravamo tutti goliardi-. Che dire, tra racconti di disavventure in Venere e citazioni da Monicelli siamo finiti al Contavalli (che novità, eh?). I presenti cercavano a tutti i costi di appioppare un uomo a Silvia, così l'ho sequestrata io (eheh)... Al ritorno, un discorso serio interessante, con gli intermezzi di Geckora che mi lasciano sempre un gradino sopra la perplessità...E ora eccomi qui, leggo un po' e domani mi lascio dormire fino alle nove. E poi studio selvaggio, stasera ho ingranato bene con Ibsen e con il romanticismo, e domani si prosegue.